Berlin, the place to be

Berlino.

Ancora prima di vederla, me n’ero innamorata, complice ‘I ragazzi dello Zoo di Berlino’ (il libro più del film), ‘Il cielo sopra Berlino’ ed il suo seguito, ‘Così lontano, così vicino’, ed i racconti che golosamente leggevo su Bowie, gli U2, i Depeche Mode e gli Einsturzende Neubauten agli HANSA TON STUDIOS.

Di Berlino avevo, come dice il mio docente di Geografia urbana, una ‘Carta mentale’.

Avevo dei riferimenti del tutto fittizi e mi immaginavo come fosse da quattro foto, un pugno di parole e scene di film, forse non del tutto fuorvianti.

Fu così che, nel 2006, dopo un lungo giro preparatorio che coinvolse Praga, Rosenheim e Monaco, io e TTS, la mia ex chitarrista negli Stone Angels (il primo gruppo dove suonavo il basso e cantavo, il primo gruppo dove mi impegnavo… il gruppo con cui feci una data e troppe prove ma che mi diede la consapevolezza di fare!) e in quel periodo praticamente una sorella, approfittando delle ‘ferie’ datemi dal baretto dove lavoravo, facemmo i bagagli in una sera di prove e partimmo la mattina dopo.

PURO ZAININSPALLA in epoca in cui non si usava più, 12 ore di treno con tappa a Monaco che decidemmo al volo non sarebbe stata nelle nostre corde.

Volevamo il DI PIU’.

Ci ritrovammo alla stazione di Muenchen Hauptbahnof e ci guardammo in faccia, dopo che con uno scassato eurocity italiano avevamo attraversato il Brennero e alzammo le spalle quasi in contemporanea.

“Nadia, mò che facciamo? Norimberga?”

“Affanculo, andiamo a Berlino!!”

L’avrei baciata, penso, ma eravamo sorelle della serie ‘stammi alla larga’; persino dopo tot birre non ci lasciavamo andare ad effusioni da femminucce.

Eravamo toste, suonavamo, eravamo nel nostro periodo Ramones, NOI!

Ed arrivate a Berlino?

Oh…cazzo. L’Hauptbanhof appena rifatta per i gloriosi mondiali di Germania 2006!

Che meraviglia! Mi intesi subito con la carta trasporti e gettai la mappa delle metro dopo appena 5 o 6 ore; una caratteristica che non ho mai perso, saltavo su e giù dalle metro e dalle S-Bahn come un canguro e se sbagliavo pazienza, stappavo una Berliner Pilsner e tornavamo indietro!

Era un fottuto agosto caldissimo, sia in Italia che in Germania, e io ci stavo da Dio.

La prima sera macinammo (dopo un viaggio di 12 ore) più di 7 km per andare prima alla Siegesaulle, che io veneravo per i film di Wenders -le sue inquadrature della Statua della Vittoria… per favore!!- e poi altri 4 per sederci di fronte alla Brandeburger Tor con un paio di birre a testa, troppo felici per parlare. Ogni tanto ce ne uscivamo con un ‘Eh…’ ‘Eh, già!’ ‘Incredibile!’.

Ci fermammo meno di una settimana e fu devastante: cibo sì e no una volta al giorno, rientro all’ostello alle 6 di mattina  sbronze mica poco e siccome mancavano le tende sveglie alle 8, riprendendosi con colazioni da bovini sul Kurfustendamm…

A differenza di Praga (dove NON ero stata male, anzi la ritenevo il posto più figo… fino a quel momento), la mia carta mentale, l’immagine che mi ero costruita di Berlino, non si era distrutta, si era solo ricomposta, ma di poco.

La VERA Berlino superava l’inimmaginabile.

Suonammo davanti al vecchio museo dei Ramones, quando stazionava ancora a Kreuzberg e fummo pagate in cibo -a soldi eravamo messe davvero di merda!-, dormimmo all’ostello Am Zoo, raggiungibile con una scaletta di ferro, nell’edificio a sinistra della famigerata stazione e dove sotto vi era una videoteca porno aperta 24\24 e spesso dovevamo spingerci a vicenda su per le scale quando qualche pervertito ci abbordava perchè eravamo troppo sfatte se non per ridere e fare le idiote.

Andammo allo Schlagstrom e mi attaccai al braccio di Alec Empire, in un suo concerto da solista, tanto che quasi non riuscì a svicolarsi, e pur di stare in prima fila portai i segni per tre giorni della transenna e dulcis in fundo, avendo fatto le splendide con i cocktail nei baretti sotto la S-Bahn dove i berlinesi ricreavano l’atmosfera del mare in spiaggia alla Spree, mettemmo i nostri bagagli in stazione, pagando in anticipo biglietti e tutto, e ci ritrovammo a vagabondare per due notti al Tacheless, dove gente improbabile ci offriva da bere, ovviamente quasi tutti turisti.

Sono tornata altre 6 volte a Berlino, a volte anche solo per un weekend, purtroppo ahimè con altra compagnia.

Ma ogni volta chiedo un favore: lasciatemi sola, o state pure con me chissenefrega, al tramonto alla Siegesaulle, mentre ascolto musica e mi carico per la notte.

Venite con me una sera al White trash fast food.

Passate un pomeriggio con me mentre quasi piango, ogni volta, percorrendo quella magnificenza della Unter den Linden dalla Porta ad Alexanderplatz.

Nel 2006, in barba alle metro, tram, bus che prendevamo poi alla sera, di giorno deambulavamo a piedi, TUTTI I GIORNI, lo stesso percorso. Mi sembra di risentirla, quell’aria dolce e asfissiata che io contribuivo con le mie mille sigarette e l’immancabile Berliner Pilsner in mano.  Mi sembra di sentire l’aria umida e malaticcia delle U-Bahn e la meraviglia di quando, per andare a Kreuzberg, la S-Bahn si infilava stretta stretta tra i palazzi, manco fosse un trenino di Gardaland.

Rifiuto di andare a Berlino se non avrò compagnia ideale; ho avuto dei flop, anche se ovviamente non interi (voglio dire, parliamo di Berlino!!) poichè spesso costringevo la gente o andavo da sola nelle mie ‘carte mentali’.

Ma sono stanca di ciò; voglio tornare a RESPIRARE Berlino.

 

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