“Ho sempre sognato quel posto vicino al microfono…” Pt II: Arrivano i guai. And I like it, but…

Io e Duchessa Perplessa (ma perchèèè, Robiiii!), nelle nostre varie conversazioni di quando saremmo diventate rockstar (vestiti, centri dimagrimento, limonamenti sfrenati assurdi con fighi stratocaster, appartamenti a Dublino, Londra, Berlino, New York, L.A…), dimenticammo che scimmiottare Madonna, Alanis Morrissette e la Britney per strada a Verona non ci avrebbe lanciate, o forse i nostri due mezzi neuroni da tinte adolescenti si scontrarono.

Così, in una tipica mattinata  (‘Mmm… facciamo berna?’ ‘Ma sì, andiamo in berna, no ghe n’ho cojoni de nar a scola!’) a spulciare dischi al Pentagramma, negozio storico e ‘mecca’  di dischi, dove ricordo con fierezza di aver acquistato il primo cd delle Hole (‘Pretty on the inside’) e uno delle L7 (‘Smell the Magic’), decidemmo di appendere il fatidico avviso.

Avevamo 18 anni, presto entrambe avremmo mollato la scuola, e ci infilammo in un gruppo per fare cover con lo Straconvinto, che a quanto ne so’ impazza ancora alle sagre paesane: bravo ragazzo ma tirarsela de meno, per favore.

Lo Straconvinto trovò due che non ricordo alla seconda chitarra e al basso, banali e dimenticabili, e io scovai sempre tramite lo stesso annuncio il Genio del Sud in esilio alla batteria, un semiprofessionista.

 

Suonammo per la prima volta sul palco da quasi due metri (un musicista SA’ cosa vuole dire, se lo specifico), alla strapiena ‘Festa di Natale’ -sarebbe stata meglio chiamarla Festa dell’Alcool- alla facoltà di Biotecnologie dell’Ateneo di Verona, a cui lo Straconvinto apparteneva.

I miei amici di paese non si fecero vedere, altri miei amici di Verona sì e si gettarono nel pogo, io mi sentivo strafiga nei miei pantaloni di pelle da ventimila lire rabberciati, il mio primo tatuaggio ed i miei capelli metà biondi e metà viola, a sostenere le difficili parti ruggite di Skin e Sandra Naasic, con la Duchessa Perplessa ai cori e a volte dividendo la canzone.

Per poi giocarsi a pari e dispari un fighetto alla Kurt Cobain che ci fece i complimenti nel ‘backstage’ (bagno di facoltà delle femmine).

 

Strafiga lo ero.

E tutto ciò mi piacque.

Ne volli sempre di più, ma…

Era il fatidico 2001

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