“Ho sempre sognato quel posto vicino al microfono” Pt IV: ‘Dell’arrivo del basso e di gente che ho amato e amo ancora’

Dopo la conclusione della breve avventura negli ‘Under Despired’ (a proposito, il nome era angloveronese) nel 2001, non feci che imbarcarmi in brevi, brevissimi progetti che abbandonavo presto o che finivano per morte e incapacità; incontrai un sacco di gente simpatica e brava, ma la persona meno simpatica e brava ero io, in realtà; troppo impegnata a rifarmi una vita dopo un sacco di guai personali e scolastici.

Nel 2004 incontrai Soledad, non ricordo dove, non ricordo come, ricordo solo che la nostra amicizia si cementò durante una solenne sbronza ad Halloween nel ‘Bar Mario’ della fredda e ingrata Valdadige.

Questa era una chitarrista in erba e mi introdusse a compagnie di un altro paese, compagnie più nascoste di gente che si prendeva il lusso di suonare in Bifolcoland: per l’esattezza, nascoste a casa di un… come posso definirlo? Signore? Batterista? Pazzo?

Tutti gli aggettivi sopracitati e anche più, ma specialmente una delle persona più speciali della mia vita, lo chiamerò semplicemente ‘Il Mayk’; era un batterista eccezionale ed accoglieva in casa sua i giovanetti vogliosi di suonare e spesso problematici.

SoleD voleva suonare la chitarra e cantare, e se la cavava davvero bene; il picco fu raggiunto quando mi chiese di diventare bassista per formare un gruppo di ‘sole ragazze’ (la riotgrrrl in me, ormai un po’ coperta, fece un salto di vari metri, tornando prepotentemente alla luce).

Il mio ex ragazzo, diventato nel frattempo ottimo amico e che mi aveva introdotto ad un tipo di musica che mi avrebbe accompagnato per la vita (NiN e ATR), anch’esso un ottimo musicista ma che abitava lontano dalla nostra piccola congrega, mi prestò il suo basso, uno strano Eko con uno strano assetto e (soffro ancora a ricordarlo!), DUE CORDE DI CHITARRA al posto di quelle da basso.

Dovemmo rimetterlo in spolvero; ero convinta di non poter eguagliare il livello di Sole come cantante ma il ragazzo Corvo mi regalò un microfono JTD (per anni miei preferiti prima del mitico Shure Sm Beta 58), dicendomi di ‘non mollare, non lo voglio’ e io iniziai ad imitare le Hole ed i Ramones.

Appoggiavo il mic (senza asta) ad un portacd orizzontale sopra una mensola mentre appendevo il basso alla mia spalla, avevo comprato un piccolo amplificatore nel quale attaccare entrambi (un vecchio Carslbro usato) e sopra i cd suonavo, mi fermavo e mi sgarbugliavo per spegnere la musica e riprovavo finchè mi pareva giusta. Esilarante…

I miei tentarono di buttare fuori me, mic e basso; mio padre si oppose fortemente all’idea che io suonassi, nonostante fosse stato a sua volta musicista da giovane, e io me ne fottei come al solito. L’avessi ascoltato sarei già madre da svariati anni e suicida da più.

 

Il gruppo, nonostante le nostre innumerevoli (tutte) serate da Mayk non decollò mai. Io e Sole litigammo per motivi futili e poi facemmo pace ma concordammo di avere gusti diametralmente opposti e si fece avanti nel mio cuore, per diversi anni a venire, una ragazza chitarrista che fino a quel momento, nel consesso della baraonda di casa del Mayk, se n’era stata in disparte, Nadia detta TTS.

Le volevo bene, volevo bene al mio basso, volevo bene a Mayk.

Andò così per un po’ di tempo: io finii la scuola, iniziai ad applicarmi sotto l’egida di Mayk che lanciava bacchette a me e Tts se andavamo fuori tempo, iniziai l’università (di Verona, che ironia), la mollai e cercai un lavoro.

E diventammo sempre più attaccati nell’anima, uno all’altro.

Fu uno dei periodi più belli (e sani) della mia vita.

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2 pensieri su ““Ho sempre sognato quel posto vicino al microfono” Pt IV: ‘Dell’arrivo del basso e di gente che ho amato e amo ancora’

    • Ma grazie. In verità non vi è molto ‘agro’, vi è molta più dolcezza, come in tutti i ricordi.
      Ahah, la categoria è presente in ognuno (parlo di esseri umani sani) di noi, aspetta solo di essere espressa.
      Grazie ancora

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