“Ho sempre sognato quel posto accanto al microfono” Pt VI: Berlino 2006, oh così azzurro…

Estate 2006.

Che magnifica estate, l’ultima trascorsa il Vàl; la più felice della mia età adulta.

 

Il tempo fu meraviglioso, l’Italia vinse i Mondiali sull’onda di una follia collettiva in cui tutti, TUTTI ci perdemmo e chi dice di no non c’era o dormiva, e io andai a Berlino per la prima volta, il viaggio che cambiò la mia vita.

Si dice che i cambiamenti principali vengono da dentro, ma senza la spinta di quel viaggio alla cazzo, che mi fece aprire gli occhi e mi fece rendere conto che tutto era possibile (non ero digiuna di capitali europee, furono le modalità ad essere sconvolgenti) e che esisteva un posto per gente come me, non so se me ne sarei andata dalla Valdadige e dalla sua fame.

Fui fortunata perchè andai con un’amica d’eccezione, la chitarrista TTS (Nadia); incline alle sperimentazioni, al perdersi, al girovagare, al godersi la bellezza di quell’unicità che avevamo trovato (come milioni di persone prima di noi).

 

Partimmo in un momento doloroso: alla vigilia del nostro primo live con un batterista trovato al bar che si era autoproposto, un seccatore ma bravo tecnicamente,  il Minestrina.

Passai qualche bella serata col Minestrina prima di accorgermi che era una blablatore di professione (ma bravo sui tamburi, faceva viaggiare quella yamaha non c’è male, grazie-sai) e intanto feci un grave torto che mi portò ad una prima spaccatura col mitico Mayk, per colpa di…?

Dell’aver cercato di suonare fuori? Forse

Del non aver rispettato le nostre regole non scritte (anche da me)? Di certo

Sono solo sicura di una cosa: fu colpa mia.

 

Insomma, al ritorno da Berlino, dopo un intenso allenamento di due settimane, suonammo fuori col ridicolo nome di ‘Stone Angel’, in ritardo sul programma del concerto, stravolgendo un tot di cover e con un pubblico affezionato.

TTS compì dei veri e propri miracoli e a volte, invece, delle buche da facepalm ma che ci stavano; io fui fottutamente precisa, con la mia voce da Eddie Vedder, il Minestrina nonostante tutto suonò bene ma ci indispose per il ritardo che provocò (lui) sul concerto.

 

Lo rivedemmo solo in un’altra occasione, senza batteria.

Fui riaccolta, con titubanza, alla corte del Mayk, ma non fu più  come prima.

A metà settembre partii per Venezia, ma ero cambiata; avevo riassaggiato il ‘palco’ e ne volevo di più.

Ancora di più.

Sempre di più.

 

E, triste ma vero, sarei stata disposta a soffrire ancora per averne.

D’altronde, non è già stata chiarita che è questa la ragione per cui suono?

 

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2 pensieri su ““Ho sempre sognato quel posto accanto al microfono” Pt VI: Berlino 2006, oh così azzurro…

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