“Ho sempre sognato quel posto accanto al microfono”, pt VIII: “Mother?! Sisteeeeeaaaarrrrrgg!!”

Ho accennato al fatto che fui una riotgrrl, per quanto strana e ibrida nella mia adolescenza?

 

Giorgia, la mia nemesister (cit. Babes in Toyland) fece riemergere quel lato di me che avevo deciso di sepellire con silenzio e poca gloria.

Nel 2007 la incontrai: la prima sera mi disse che ero bellissima e che aveva sempre voluto una bassista coi capelli rosa. Alè, il mio ruolo era definito.

Fino al 2008 non facemmo niente, finchè tornai a Venezia dopo un’estate a casa a sfrangarmi le balle: nel 2008 arrivò il mio altro amore, Fassfender, e iniziò la girandola dei batteristi.

Su quell’argomento eravamo più fastidiose dei Pearl Jam fino all’arrivo di Matt Cameron (amo!), ma avevamo tante amicizie e volentieri facevano il nostro nome: questi rimanevano una volta, due, tre, poi vuoi per sfiga nostra, andate di zucca varie, alcoolismo, nevrosi, abbandonavano.

 

A proposito, Giorgia disse di me che ero bellissima? Il bue che dà del cornuto all’asino….

Esile, slanciata, bionda naturale, occhi verdissimi, labbra bellissime e tanta pazzia alla ‘Ragazze interrotte’.

Io avevo avuto il mio primo attacco di panico e ci divertivamo a giocare scherzi allo psichiatra della mutua che avevamo in comune: il poveraccio si metteva le mani nei capelli quando ci vedeva assieme in sala d’attesa col ghigno prendiperilculo.

Cristo quanto alcool.

Voglio dire, tanto.

Più della media veneziana, il chè è male, in più prendevamo entrambe calmanti, il chè era peggio; ma nonostante il nostro malessere, lei più grunge io più spaccacazzo a prescindere, non rimpiango.

Abbiamo vissuto un anno stupendo, quando scoprimmo ‘Violet Milch’, il nostro nome: un anno io cui io e lo Yamaha cademmo alla mò della scena in ‘Sid & Nancy’ quando Sid spacca le vetrata; un anno in cui Giorgia si arrampicò per un coso dell’Enel e lo sfondò a calci; che arrivammo a Piazzale Roma (ultimo caposaldo di motori, bus etc) a prendere la mia amica per Halloween già fradice e ci sfidammo a parolacce.

 

‘Violet Milch’ capitò per caso, mi sembra.

Ho stranamente dei ricordi chiari, su ciò.

 

Giorgia si incazzò perchè, siccome prenotavo io dal mitico Bebo in Isola Venezia, ci sfanculavano col ‘gruppo della Robi’, così a prescindere e Giò, presa dal sacro fuoco di un paio di birre e l’ennesima batterista inesperta, piantò un casino che, per carità, con tutte le sue sante ragioni.

Insomma, ti sbatti, pubblicizzi a birre ogni sera il tuo cazzo di gruppo e non ha ancora un nome!?

 

Così, andammo ad infarcirci di sangria al locale di sua sorella, prima di essere sbattute fuori come al solito, mettemmo in un contenitore dei nomi e ne uscì ‘Violet’.

 

Giò era felice, anche io lo ero -non avevamo messo niente che non ci piacesse…. eravamo sorelle e lo sentivamo- ma sentivo che qualcosa ci voleva, era troppo scopiazzatura di Hole…

E l’occhio mi cadde sul cartone del latte.

 

FATTA.

Che anno: stavamo a rimorchio degli ex e compianti Mosphits, andavamo ai loro concerti tirando alba, io davo comunque esami come non ci fosse un domani, ci conciavamo nel modo più inglorioso e divertente possibile e non capisco come non abbiamo mai fatto a fare un tuffo in acqua.

 

Purtroppo Giò scriveva belle canzoni, io ero in stato di grazia e le riarrangiavo -cosa che non mi riuscirebbe più, ma ero reduce da anni di allenamento Maykesco-, e quello che fa rabbia è questo.

Se avessimo avuto una batterista.

Se Clod, la mitica Clod, fosse arrivata prima.

Se.

Se.

Se.

Se fossimo sbroccate meno.

Se.

Se.

Se.

Con i ‘se’ non si fa la storia, ripete il mio tizio.

 

Ma non so quanto mi importi.

Ho vissuto la vera ‘sisterhood’ tra musiciste e mi ritendo fortunata ad averla vissuta perchè. pur bazzicando ancora gruppi XX. non l’ho più trovata.

Eravamo sorelle, separate e cresciute diverse ma sorelle, no di più: gemelle.

 

La amo ancora tanto.

Vorrei ancora tanto suonare con lei.

E non dispero, nonostante la storia, purtroppo, si dipanerà…

 

 

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